giovedì 29 novembre 2012

Immobili, mercato congelato, leve in affitti e concessioni - Caputi

Il mercato immobliare in Italia è congelato e il paese è fuori dal radar degli investitori esteri. Le leve per uscire da questa situazione sono il rilancio del settore locazione, la valorizzazione del sistema delle concessioni pubbliche e lo sviluppo del settore servizi, il tutto nell'ambito di un quadro normativo stabile.
Massimo Caputi, imprenditore immobiliare che tramite Feidos ha da poco stretto un accordo per investire in Prelios , non ha dubbi su quali siano le priorità per superare la crisi in cui ormai da anni versa il settore del real estate italiano.
"Il mercato immobiliare italiano non esiste. Non ci sono asset interessanti in vendita", ha detto Caputi nel corso di un convegno organizzato da Quotidiano Immobiliare e dallo studio NCTM sul tema delle dismissioni del patrimonio pubblico.
"Dobbiamo lottare perché si crei un mercato", ha continuato spiegando che "lo Stato e gli enti locali non sono in grado di generare prodotti", che chi possiede portafogli immobiliari non vuole metterli sul mercato perché ha valori di carico troppo alti e che le banche si stanno trovando nella non facile situazione di diventare proprietarie di asset derivanti dai crediti in sofferenza.
Perché l'Italia torni a essere "nel radar degli investitori esteri", sostiene Caputi, serve innanzitutto un "sistema di regole certe e non retroattive". Bisogna poi inventarsi nuovi prodotti da mettere sul mercato, per esempio creando un grande portafoglio immobiliare da affittare, che faccia anche da contrappeso per ridurre i rischi di bolle speculative, e sviluppare il settore dei servizi, perché "nella gestione degli immobili l'Italia è indietro di decenni".
Un'altra strada, dice, è un nuovo approccio sulle concessioni pubbliche con la formula diffusa all'estero del long lease. "Il ministero dell'Economia aveva quantificato un anno fa in 130 milioni le entrate da concessioni del patrimonio immobiliare pubblico come spiagge e porti su 10 miliardi di fatturato del settore. Un giusto onere di concessione dovrebbe invece essere del 20-25% e con condizioni adeguate si potrebbero coinvolgere anche investitori esteri: lo Stato potrebbe incassare almeno 2 miliardi l'anno e il patrimonio verrebbe probabilmente anche tenuto meglio".
fonte http://borsaitaliana.it.reuters.com/

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